STRESS LAVORO CORRELATO IN AMBITO OSPEDALIERO

Lo stress lavoro-correlato è una condizione di malessere psico-fisica che interessa varie attività lavorative. In questo articolo argomenteremo nello specifico  gli aspetti legati allo stress nelle attività in ambito ospedaliero, in particolare per la mansione ricoperta dall’infermiere.

Delineeremo appunto quali sono le cause e i fattori determinanti dei disturbi piscosomatici correlati al lavoro e la prevenzione mediante la cura di tali aspetti. Un approfondimento particolare è rivolto alla pratica della Mindfullness ossia la consapevolezza nonché la percezione soggettiva di benessere raggiunta mediante la profonda conoscenza dei propri stati mentali.

La qualifica professionale di infermiere richiede serenità psichica, vigilanza, attenzione nei processi di assistenza, capacità di accogliere l’altro e, spesso, sacrificio.

La serenità mentale dell’infermiere  è costantemente messa a dura prova dal momento che in contesti lavorativi quali  ospedali, cliniche, case di cura ecc vi sono ritmi frenetici, turni massacranti senza avere nemmeno la possibilità di tempi di recupero sufficienti. Le  tante responsabilità, le difficoltà di corsia,le richieste dei pazienti e dei vertici aziendali sono un continuo sopraffarsi contribuendo sensibilmente ad un’azione sinergica di fattori stressogeni.

Vari sono gli eventi sentinella che ci dimostrano che stiamo attraversando un periodo di forte stress in ambito lavorativo. Essi sono rappresentati da continue assenza dal lavoro per malattie, trasferimenti interni richiesti dal personale,richieste di visite mediche straordinarie al medico competente, segnalazioni di lamentele all’azienda,istanze giudiziarie per molestie morali /sessuali, per licenziamento ecc. Queste condizioni appena elencate, rappresentano gli eventi sentinella che si manifestano nei momenti in cui i livelli di stress sono in uno stato già  avanzato. Esistono però altri indicatori ,altri i fattori che determinano situazioni di stress e sono correlati all’ambiente lavorativo e al contesto lavorativo.

Gli indicatori correlati all’ambiente lavorativo sono vari e sono rappresentati da:

  • un inadeguato microclima e illuminamento.
  • dalla mancanza di adeguati dispositivi di prevenzione e protezione.
  • da inadeguata  segnaletica che rende complesse le operazioni.
  • dalla presenza di macchine obsolete e prive di manutenzione.
  • dal lavoro monotono.
  • dall’inadeguatezza delle risorse umane e materiali  per lo svolgimento dei compiti.
  • dall’esecuzione simultanea di più compiti.
  • dalle variazioni imprevedibili della quantità di lavoro.
  • dai  ritmi di lavoro prefissati oppure altamente ripetitivi.
  • dall’orario lavorativo rigido,  non flessibile e superiore alle 8 ore.
  • da lavori che comportano un’eccessiva movimentazione manuale dei carichi.
  • da ambienti di lavoro che presentano condizioni di alta rumorosità o una concentrazione elevata di inquinanti, agenti biologici e/o chimici.
  • da lavori di elevata responsabilità  per terzi, impianti o produzioni.

Gli indicatori che invece vanno a giovare e quindi ridurre drasticamente le condizioni stressogene dell’ambiente lavorativo, sono rappresentati invece da:

  • Adeguato illuminamento in particolare per quanto riguarda le attività ad elevato impegno visivo (ad esempio lavori al VDT, lavori fini ecc).
  • Disponibilità di adeguati e confortevoli Dispositivi di Protezione Individuale.
  • Segnaletica di sicurezza chiara  pertinente ai rischi e alle attività lavorative.
  • Adeguatezza delle risorse materiali e umane necessarie allo svolgimento dei compiti.
  • Lavori non a rischio di aggressione fisica.
  • Lavori non monotoni e ripetitivi.
  • Pause di lavoro chiaramente definite.
  • Lavori non caratterizzati da elevata responsabilità.

Per ciò che concerne gli indicatori  stressogeni correlati contesto lavorativo ,essi sono rappresentati da:

  • ruoli e compiti non definiti chiaramente.
  • Sovrapposizione dei ruoli differenti sulle stesse persone (capo sala, capo reparto,medici, infermieri, oss, osa).
  • Il Capo Reparto o Capo Sala fornisce informazioni contrastanti circa il lavoro da svolgere  
  • Lavoro dipeso da compiti precedentemente svolti da altri.
  • Segnalazioni frequenti di conflitti e litigi.
  • Comportamenti prevaricatori da parte dei superiori o dai colleghi.

Se dovessero verificarsi questi indicatori , le azioni da intraprendere per far fronte a tali avversità sono costituite dalla la presenza di un sistema di comunicazione e organizzazione aziendale e da una riunione periodica tra dirigenti e lavoratori per ovviare alle problematiche aziendali.

Gli indicatori sopra elencati , conducono ad uno  stato di stress permanente e, attraverso le malattie psicosomatiche, il corpo inizia ad esprimere i bisogni inespressi ( stato depressivo, pessimismo, autocritica, cattivo umore, tendenze suicidarie, indecisione e insicurezza,disturbi del comportamento alimentare, disturbi gastroenterici, cardiocircolatori, respiratori, sessuali (impotenza), urogenitali (alterazioni mestruali, incontinenza), disturbi del sonno,impazienza e suscettibilità). In questi casi  il riposo “obbligato” è alle porte..

La mansione dell’infermiere fa parte delle  “professioni di aiuto” è quindi una professione che prevede un rapporto diretto con l’utente che si pone in una posizione di richiesta di aiuto, aspettandosi dall’infermiere specifiche risposte, dalle quali dipendono il benessere del richiedente. Oltre a questo, si aggiungono una serie di problematiche esterne che ne aumentano in percentuale il rischio.

Gli scenari che si sono aperti da qualche anno, non sono dei migliori: al peggioramento del panorama economico, ai tagli delle risorse finanziarie ed umane, atti al rientro per risanare i disavanzi finanziari delle regioni, si somma il cambiamento della società che invecchia e si cronicizza, mutando il bisogno di assistenza.

I fattori stressogeni che interessano  la mansione di infermiere sono sia fattori intrinseci tipici della professione come continue situazioni di emergenza tra la vita e la morte, pressioni,frenesia e sia fattori estrinseci correlati all’organizzazione aziendale, che non si cura di valorizzare le potenzialità del personale, che tiene lo stesso in numero esiguo, impedendo di erogare un’assistenza di qualità, provando nello stesso un senso di sfiducia e di frustrazione.

Un buon ambiente lavorativo genera un aumento della produttività ed è caratterizzato da buone relazioni con i colleghi  e dalla fiducia nelle persone con le quali si fa gruppo ,fiducia ed orgoglio in quello che si fa.

Il benessere psico-fisico dei dipendenti e di conseguenza il benessere di tutta l’organizzazione è uno dei principali obiettivi a cui ambire.

Riuscire a creare la giusta sinergia dove ognuno si sente realizzato, al massimo della propria potenzialità, in un sistema organizzato, che non penalizzi e damansioni il personale, suscitando in questo frustrazione, può sembrare utopia, ma è realizzabile e pone le basi per eliminare alcuni dei fattori responsabili dello stress.

Per ridurre stress e fatica è bene ritagliarsi del tempo per sé  stessi , per estraniarsi dal mondo circostante e soffocante. La meditazione ad esempio, rappresenta uno strumento molto utile per la conoscenza del proprio io ,un punto di partenza per iniziare un percorso efficace verso la “consapevolezza del sé” e dei propri bisogni psico-fisici.

La Mindfullness definita come , “la pratica del benessere”,  è uno strumento scientificamente provato e privo di effetti collaterali che può essere applicato in diversi contesti dell’assistenza infermieristica e specificatamente nella prevenzione dei disturbi psicosomatici da stress lavoro-correlato.

Diverse sono le ricerche condotte in ambito infermieristico: lo studio pilota guidato da Mackenzie (2006) ha dimostrato una riduzione dei sintomi da stress e un miglioramento del benessere negli infermieri sottoposti ad un programma di Mindfulness, soprattutto se ad essere applicato è il protocollo MBSR – Mindfullness Based Stress Reduction. Abercrombie e collaboratori (2007) hanno rilevato un’importante riduzione dell’ansia e del pensiero autocritico e giudicante negli infermieri; il più recente studio condotto da Magtibay (2017) ha focalizzato l’attenzione sullo stress da lavoro-correlato come causa di burn-out negli infermieri, carenze nella cura del paziente e un importante aumento dei costi per le aziende sanitarie americane.

L’équipe di studio ha evidenziato quanto la possibilità di scelta del formato di apprendimento Mindfullness, più adatto al proprio stile di vita, comporti delle riduzioni clinicamente significative di ansia, stress, burn-out e un aumento della resilienza, della felicità e della consapevolezza.

Lo stress – termine introdotto in biologia da W.B. Cannon – è una risposta fisiologica a degli

Ma lo stress è necessariamente cattivo ?

La parola stress ci induce a pensare a qualcosa di cattivo, poco salutare che comporta uno stato di malessere generale ma non sempre è così. Difatti possiamo definire lo stress come la  risposta fisiologica a degli stressors (sollecitazioni) interni e/o esterni. Il termine stress è stato introdotto in biologia da W.B. Cannon, Descritto come “stato di tensione emotiva, fisica e mentale”, può avere dei risvolti patologici anche cronici; per questo si è soliti fare una distinzione tra eustress e distress, rispettivamente stress buono e cattivo.

Per comprendere meglio questa distinzione dobbiamo Immaginare una centrale di allarme neurologica che si attiva quando le aspettative non corrispondono alla realtà e si crea una condizione di “allostasi”: un cambiamento fisiologico  che permette di adeguarsi alla vita. Fin qui, il campanello di allarme ha lanciato un messaggio positivo al corpo che ha risposto adattandosi (eustress).Cosa succede quando si è sottoposti continuamente ad un carico di lavoro eccessivo o insoddisfacente? La grande quantità di stress determina un CA  “Carico Allostatico “ tradotto come l’incapacità di saper fronteggiare alle tante richieste e attese esterne (distress). Molto dipende dai fattori intra ed inter-personali, non tutti rispondiamo allo stress alla stessa maniera.

Dobbiamo imparare a fermarci  per “vivere il momento” nello stesso istante in cui avviene

.Vivere il momento, stare in silenzio con sé stessi, concentrarsi sul corpo ed il respiro ci permette di capire cosa e come stiamo vivendo.

Le tecniche di meditazione si basano sul presente e sull’attenzione consapevole. Esistono varie tecniche ( meditazione seduta ,esplorazione del corpo,meditazione camminata yoga ecc)

E’ chiaro che queste tecniche non possono cambiare la realtà, ma il modo  di vivere.La pratica del benessere permette di sviluppare un processo psicologico che può modificare il modo in cui rispondiamo agli stressors. Le tecniche di meditazione richiedono pazienza, sospensione di giudizio, fiducia, accettazione e attenzione.

Prima di poter dare e aiutare gli altri è bene incontrare se stessi.

“Se pensi anche tu che gli anni volano e quando rientri a casa i tuoi familiari ripetono che “non sei più lo stesso”, probabilmente hai bisogno di prenderti il tuo spazio e di entrare in contatto con una parte di te che, forse, hai abbandonato per troppo tempo.Il modo più efficace per cominciare è quello d’intraprendere un percorso guidato di Mindfullness: fermarti, respirare lentamente e osservare cosa accade mentre lo stai facendo. Prestare attenzione a ciò che sei, senza giudicarti, cambierà la percezione del tuo presente.

Oltre la meditazione  ricordiamo che anche l’alimentazione e l’attività fisica svolgono un ruolo fondamentale per la riduzione dello stress.

Le sintomatologie provocate da condizioni di stress  risultano essere molteplici e durature, influenzando il nostro stato di salute e la nostra conduzione di vita quotidiana. Il modo migliore per alleviare queste sintomatologie, è cambiare o migliorare il nostro stile di vita. Lo stress , pur essendo scatenato da varie cause, risulta possedere un filo conduttore comune, rappresentato da un persistere di uno stato d’infiammazione sistemica; quindi un miglioramento di tale condizione patologica, deve partire dal contrastare la produzione, da parte del nostro organismo, di molecole pro-infiammatorie. Come detto in precedenza, sarà la modificazione del nostro stile di vita a venirci incontro ed aiutarci. Un programma di gestione dello stress non può prescindere da una sinergia tra attività fisica e una buona ed equilibrata alimentazione. I benefici per la salute di esercizio fisico regolare sono ben documentati con un’abbondanza di prove che punta a una diminuzione del rischio dello sviluppo di diverse malattie croniche, tra cui malattie cardiovascolari, sindrome metabolica , diabete di tipo 2 e vari tipi di cancro. Vari lavori in letteratura scientifica hanno riportato che dopo esercizio fisico, che non ha prodotto danni muscolari, si ha un miglioramento di tutti i processi implicati nella secrezione di scorie (prodotti del metabolismo del nostro organismo) attraverso la diuresi, migliorando una condizione di acidosi tipica del soggetto stressato cronico. Il tessuto muscolare, oltre che tessuto responsabile della nostra locomozione, è un organo endocrino, ossia capace di liberare molecole di varia natura e in particolar modo di tipo anti-infiammatorio, tali molecole vengono liberate appunto grazie all’attività fisica.

Ma quale attività bisogna scegliere per fronteggiare lo stress?

Prima di tutto, scegli un’attività che ti piaccia davvero, perché sarai stimolato a seguirla per più tempo. Quando l’interesse è veicolato dal piacere nello svolgere un compito, lo si svolge per durata e frequenza maggiori rispetto ad attività di scarso interesse.

Se ti piace isolarti dalla frenesia della giornata, evita piscine affollate e concediti una corsa nel parco. Viceversa, se ti piace vedere tanta gente e scambiare qualche chiacchera perché non andare in palestra?

Scegli attività che non siano competitive. Sebbene il confronto e la competizione abbiano dei vantaggi e funzioni positive, esse potrebbero dimostrarsi dannose sei hai una natura competitiva e una partita a calcetto o un match a tennis potrebbero diventare dei catalizzatori di stress.

L’attività fisica, a differenza dello sport, non prevede competizione, e nelle persone estremamente competitive o altamente stressate, è preferibile.

Uno studio indica come i maratoneti abbiano un livello inferiore di testosterone, un ormone associato a elevati livelli di aggressività.

Le attività aerobiche producono un effetto calmante .Praticare attività aerobiche è consigliato in coloro che si percepiscono aggressivi.L’allenamento per lo sviluppo della forza promuove il testosterone, ma allo stesso modo aumenta la produzione di endorfine, delle molecole che inducono una sensazione di benessere. Entrambe le tipologie di esercizio quindi, quello aerobico e quello di forza presentano dei benefici, ed è molto probabile  che i vantaggi maggiori si ottengano combinando entrambe le attività.

La frequenza ideale è determinata dal tuo tempo a disposizione ma ad ogni modo, anche se con sessioni di breve durata, fare esercizio ogni giorno è benefico.

Le indicazioni generali suggeriscono almeno tre sedute settimanali di allenamento.

Se hai la possibilità, cerca comunque di muoverti il più possibile, camminando o andando in bicicletta al luogo di lavoro, per fare la spesa, e per spostarti in città.

Per quanto riguarda l’alimentazione, in linea generale per combattere lo stress, è consigliata una dieta il più possibile sana e varia per non sovraccaricare l’organismo di cibi che favoriscono uno stato di infiammazione sistemica. Seguiti da un esperto in nutrizione, sarà opportuno iniziare un percorso alimentare nel quale gli alimenti principi, che non dovranno mancare sulle nostre tavole, avranno una prevalenza di origine vegetale, in particolare carboidrati integrali, verdura (specie di colore verde), legumi e sarà, inoltre opportuno, aumentare il consumo di pesce, ricco di omega-3, di olio extravergine di oliva e di frutta, in particolare mele o pere, cotte senza zucchero, evitando la frutta esotica. E’ bene inoltre che i pasti siano leggeri e poco laboriosi e che siano consumati in un clima il più rilassato e confortevole possibile. Sicuramente da evitare, o limitare, saranno tutti gli alimenti che contengono molecole pro-infiammatorie, in particolare i cibi di origine animale come carni fresche e conservate, insaccati, uova e formaggi. Questi alimenti risultano essere ricchi di sostanze come acido arachidonico e nitriti, dai quali l’organismo sintetizza molecole pro-infiammatorie. Oltre i sopra elencati alimenti, contro l’infiammazione, bisognerebbe limitare i cibi che contengono zucchero e, in particolare, le bevande zuccherate, i dolci industriali e i cereali zuccherati.

Redazione Notiziario Sicurezza  F.C.

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