Le startup che aiutano a migliorare la sicurezza sul lavoro

Tra i temi più in voga nell’ultimo decennio, quello della sicurezza nei luoghi di lavoro è stato (ed è) uno dei più discussi. Per due ragioni, collegate tra di loro. Da un lato l’impressionante numero di persone che hanno perso la vita sul lavoro (le cosiddette “morti bianche”), dall’altro il lunghissimo elenco di aziende che non hanno rispettato, o non rispettano ancora, le norme vigenti in materia. Per fortuna, negli ultimi anni, si è diffusa una maggiore consapevolezza e attenzione nei confronti di un tema così importante per preservare l’incolumità di chi lavora.

A tal proposito, a maggio di quest’anno, l’ANMIL, l’associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro, ha presentato al Senato il “1° rapporto sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro”. Lo studio offre una panoramica sulla situazione italiana del 2016 con dati, ricerche per la migliore gestione e sensibilizzazione sull’argomento, con uno sguardo anche sugli interventi a livello internazionale.

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, nel Rapporto 2016, su un campione di oltre 25.800 aziende ha rilevato più di 30.200 violazioni in materia di sicurezza, dato in aumento rispetto a quanto registrato nel 2015. La situazione non cambia se si guardano i dati emersi da altri studi. Un esempio su tutti è dato dal Rapporto annuale, riferito al 2016, redatto dall’INAIL, il principale istituto italiano che si occupa delle assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro.

Dal rapporto emerge che, a fronte di 642 mila denunce di infortunio, 1.104 hanno avuto esito mortale, mentre sono stati quasi 1.300 i decessi per malattie professionali.

Insieme al primo rapporto di ANMIL, anche il mondo dell’innovazione fa la sua parte proponendo soluzioni hi-tech con l’obiettivo di prevenire gli infortuni e tutelare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Partiamo dalle tecnologie wearable che, in questo settore, vanno per la maggiore. Dopo l’arrivo sul mercato di Smart Helmet, l’innovativo caschetto della startup Daqri, ecco nuove tecnologie indossabili per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Iniziamo con la tuta interattiva, presentata ad ottobre, a Düsseldorf, in occasione di A+A, la più importante fiera europea sul tema della sicurezza sul lavoro. La tuta, particolarmente indicata per chi lavora in impianti industriali come raffinerie o acciaierie, è frutto del lavoro di tre aziende, ovvero Airpm, azienda di Rovereto che si occupa di IoT, big data e privacy, C.B.F. Balducci, che realizza indumenti da lavoro e RID Global, che commercializza RFID e NFC.

La tuta segnala pericoli provenienti dall’ambiente attorno a chi la indossa: quando per esempio l’operaio si trova in un ambiente dove sono presenti sostanze inquinanti, quando entra in uno spazio dove c’è il rischio di urtare dei mezzi in movimento oppure quando il lavoro viene svolto in un luogo isolato. Il tutto grazie a un sensore interno che fornisce informazioni dettagliate circa lo stato di manutenzione degli impianti e segnala le anomalie che si possono verificare. Il dispositivo è in grado di capire anche “il ciclo di vita” della tuta e quindi se il capo di abbigliamento è idoneo ad essere indossato oppure se è arrivato il momento di sostituirlo.

Interessante anche Safety Jacket, il giubbotto creato dalla startup D-air Labin collaborazione con Enel e grazie al prezioso aiuto di medici ed esperti di medicina del lavoro del Policlinico di Sant’Orsola-Malpighi e dell’Alma Mater Studiorum di Bologna. Ideato per fronteggiare i pericoli derivanti urti e cadute, Safety Jacket possiede un chip che invia un segnale di allarme nel caso in cui si verifichi un incidente ed è dotato di un sofisticato airbag per proteggere le parti vitali del corpo più esposte a traumi.

Tutto senza dimenticarsi di ProGlove, il guanto creato dall’omonima startup tedesca, dotato di scanner che permettere di leggere il codice a barre e velocizzare le operazioni di lavoro. Lo scanner sul dorso della manofunziona grazie a dei sensori tattili e si attiva con una leggera pressione della mano. Già adottato da Audi, BMW e Skoda, è pronto per essere utilizzato anche in settori industriali differenti da quello automobilistico.

Passando in ufficio, invece, troviamo Cobalt, robottino dal design elegante progettato per la videosorveglianza. Il dispositivo, prodotto di punta della Cobalt Robotics (startup nata nel 2016 in Silicon Valley), interagisce con le persone, legge i badge grazie alla tecnologia RFID, controlla gli accessi diurni e notturni e rileva l’insorgere di anomalie come, ad esempio, la rottura di vetri o presenze non desiderate nell’ambiente di lavoro.

Da ricordare anche la startup Snapback che dà il nome al progetto IoT ideato da un team di giovani romani per rendere i devices mobili oggetti in grado di funzionare senza essere toccati e attivabili con l’azione combinata di “snap umani” (soffio, battito delle mani o schiocco delle dita) e sensori di prossimità. Gli obiettivi? Agevolare i movimenti degli operai (che, svolgendo un lavoro manuale, spesso hanno le mani occupate e non possono maneggiare il cellulare) e allertare i soccorsi in caso di emergenza. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Enel e la startup Snapback è entrata nell’incubatore LUISS Enlabs.

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