Era il 26 luglio 2007, in piena estate, mio marito uscì di casa prima delle 7, mi salutò con un bacio. Ci saremmo dovuti vedere per l’ora di pranzo.

Mio marito Giovanni Di Lorenzo, è morto sul lavoro il 26 Luglio del 2007 a soli 31 anni. Da allora sono passati 10 anni e il processo di Appello non è ancora iniziato. E la prescrizione ci sarà tra appena 2 anni, dato che il reato di omicidio colposo si prescrive dopo 12 anni e mezzo. Il rischio che il reato si prescriva prima della fine del processo di Appello è reale. La prima udienza è stata fissata (salvo rinvii) il 9 Novembre 2017.Potete immaginare la mia amarezza. Ho scritto una lettera vi chiedo di condividerla grazie e spero in un vostro aiuto mediatico.

“Mi chiamo Anna Vitale, ed ero sposata con Giovanni Di Lorenzo, nato a Nola (NA) il 08/07/1976 e deceduto a Baiano (AV) il 26/07/2007. Stava effettuando dei lavori su una strada in elevata pendenza in località Monte Melito, era alla guida di una ruspa, mentre procedeva in retromarcia in discesa, perse il controllo del mezzo e, dopo aver tentato di arrestarne la corsa in vari modi, anche dirigendosi contro la scarpata, si ribaltava rimanendo schiacciato. La ruspa non era a norma e priva di presidi di protezione nel caso di ribaltamento, tanto più necessari in quanto il mezzo era destinato su una strada in forte pendenza. Era il 26 luglio 2007, in piena estate, mio marito uscì di casa prima delle 7, mi salutò con un bacio. Ci saremmo dovuti vedere per l’ora di pranzo. Mi chiamò verso le 10 dicendomi che non sarebbe tornato a pranzo perché avrebbe mangiato un panino con i colleghi di lavoro. Verso mezzogiorno mi chiamò mio padre dicendomi che aveva ricevuto una telefonata il cui contenuto era vago, parlavano di un incidente; io la prima cosa che ho fatto è stata quella di telefonare a mio marito ma niente, il cellulare era spento. Salii subito in auto pensando al peggio; dopo un quarto d’ora arrivai sul posto. Era una strada di montagna, vidi la ruspa capovolta e tanti carabinieri, nessuno mi fece passare, volevo vedere Giovanni, però mi dissero che non potevo e non dovevo. In quel momento pensai a Carmen la nostra bambina di due anni, pensai ai nostri progetti, ai suoi sogni. “Tutto sembra sereno…Poi un giorno arriva il dolore…quello grande che porta via tutto, anche il desiderio stesso di vivere, lasciando un vuoto enorme, …vidi solo il nulla intorno a noi. Sono passati dieci anni da allora, udienze rinviate continuamente, cambio di giudice, ecc.
Finalmente nel 2012, dopo cinque anni, è arrivata la tanto attesa sentenza e ci sono quattro imputati: un responsabile del procedimento di appalto nominato dal comune (che ha commissionato i lavori), una coordinatrice per la sicurezza in fase di progettazione e in fase di esecuzione dei lavori, e i due datori di lavoro. Sono stati giudicati colpevoli solo i due datori di lavoro, due anni con la condizionale, vale a dire zero, mi dovevano risarcire, ma ci hanno impiegato pochissimo a intestare beni di proprietà e società a terze persone e prestanome. In tutto questo sto attendendo ancora che inizi il processo di Appello. Mia figlia è cresciuta, ora vuole e pretende giustizia per un papà che non le hanno dato la possibilità di conoscere, di passeggiare insieme, giocare ed essere coccolata; mia figlia aveva appena due anni allora, purtroppo non ha ricordi del padre. La mia paura è che vada tutto in prescrizione (il reato di omicidio colposo si prescrive dopo 12 anni e mezzo, praticamente tra poco più di 2 anni), mio marito era un ragazzo di 31 anni pieno di vita, e non è possibile che gli imputati giudicati colpevoli non paghino per ciò che hanno fatto: sono liberi di condurre una vita normale. Chiedo alle Istituzioni, alle associazioni, alla politica e ai mezzi d’informazione di riaccendere i riflettori sul caso di mio marito.”
Cordiali saluti.
Anna Vitale

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